Una storia che racconta quanto il buon cibo e l’entusiasmo, insieme, possono dar vita alla forma più bella di accoglienza.
Siamo alla Casa del Pellegrino di Crema.
Alla cassa chiedo: “Andava tutto bene?”
Il cliente, sorridente mi risponde: “Tutto buonissimo, grazie! Che bravi che siete, sempre sorridenti, non perdete mai l’entusiasmo!”.
Hanno mangiato un tipico menù della domenica: antipasto, tortelli, magari un secondo e perché no, un dolcetto. Tuttavia, ciò che rimane non è solo la qualità del buon cibo, la coccola dell’essere soddisfatti e con la pancia piena: rimane il sorriso, un ingrediente magico che trasforma il piatto da semplice pietanza a storia da raccontare.
I sapori prendono il gusto dell’accoglienza, il profumo in sala si trasforma in un abbraccio.
Questo è ciò che offriamo qui, alla Casa del Pellegrino.
Mi giro verso le persone rimaste, che ancora gustano l’ultimo sorso di caffè. Parlano, qualcuno ride, annuiscono felici.
Alla cassa, sono l’ultimo anello della catena, chi ha il compito di assicurarsi che il pranzo abbia regalato momenti di serenità e condivisione.
Tuttavia mi sento parte di quella felicità. Mi immagino e immedesimo nella soddisfazione della cucina e nella gioia di chi serve ai tavoli.
Siamo parte di un unico meccanismo che ha come scopo l’accoglienza di chi ci viene a trovare.
Non ingranaggi di una macchina, ma persone che si riconoscono le une negli occhi delle altre e in questo danno vita ad una comunità.
La storia della Casa del Pellegrino nasce da qui: dall’entusiasmo sempre e comunque, di regalare un sorriso, ognuno con il proprio talento, consapevoli di non essere mai da soli.
