Biodanza.
La prima volta che ho sentito questa parola, mi è subito venuta in mente un'immagine: un velo sinuoso che si muove leggero, magari seguendo un soffio di vento.
Era di certo la rappresentazione di un significato più profondo, che ancora non riuscivo ad afferrare.
Sappiamo bene che la migliore spiegazione di una cosa è farne esperienza. Così mi sono convinta che l'unico modo per capire davvero cosa fosse sarebbe stato provarla.
Un mercoledì sera, noi ragazzi ci siamo messi in cerchio. E ci siamo fidati.
Prima di iniziare abbiamo fatto un breve giro di presentazioni, poi abbiamo cercato dentro di noi la risposta a una domanda semplice, ma così difficile: "Che cos'è, per te, la biodanza?"
"Lasciare andare le emozioni." "Riprendere il contatto con il proprio corpo." "Incontrare l'altro senza giudizio." "La possibilità di riconnettersi a quella linfa vitale che scorre in noi e che molto spesso ingabbiamo dentro un dover essere o un saper fare." "Socialità."
Queste sono state alcune delle risposte emerse.
E poi…
E poi si danza.
Non c'è stata una risposta, un giusto o uno sbagliato, ma un: proviamo. E viviamo questo senso di vita che ci scorre nelle vene.
All'inizio, lo ammetto, con un po' di imbarazzo.
Ci guardiamo negli occhi: ma per quanto tempo ti devo fissare?
Ci muoviamo a ritmo di musica: sto andando a tempo? Sembro un tronco di legno o ha senso quello che sto facendo?
Dobbiamo metterci a coppie: con chi capiterò?
Un'esplosione di domande che hanno trovato risposta nell'unica cosa che stavo facendo in quel momento.
Fidarmi del mio corpo.
Di come stava in quello spazio.
Di come si muoveva tra gli altri.
Di come veniva riconosciuto dagli altri.
E nel frattempo osservavo.
I miei compagni di viaggio sorridevano, chiudevano gli occhi per lasciarsi andare.
Ogni tanto qualcuno era a metà tra il curioso e lo spaventato per quello che sarebbe successo dopo.
Quello era il pezzetto di vita che stavamo condividendo.
E lo stavamo facendo ballando.
Senza nemmeno accorgercene.
Ho capito così che le mie domande erano anche le loro.
E che le risposte le avremmo trovate solo insieme.
Sfiorandoci, prendendoci per mano, o formando una lunga catena umana che, come un velo, fluttua nell'aria e si lascia trasportare senza mai perdere il contatto con la realtà.
Mi sono sentita leggera.
E alla fine ho ballato, senza preoccuparmi di come si muovesse il mio corpo, perché ero felice di essere lì.
Se oggi mi chiedessero che cos'è la biodanza, risponderei così: è un'espressione della vita che si manifesta attraverso il modo in cui il nostro corpo si muove con gli altri. Non si può spiegare a parole, perché la vita non la spieghi: la vivi, in tutte le sue forme.
E la sua meraviglia è che, a seconda delle persone con cui la vivi e la condividi, prende forme legate al qui e ora che la rendono così autentica e unica da farti venire voglia di viverla di nuovo, sapendo che non sarà mai uguale a se stessa.
Biodanza ti aspetta questo sabato alle 17.00.
E chiudo citando una frase dal film Jojo Rabbit:
«La vita è un dono. Dobbiamo celebrarlo. Dobbiamo ballare per dimostrare a Dio che siamo grati di essere vivi. […] Il ballo è per le persone libere. È una via di fuga da tutto questo.»
