Sono le 7.20, è ora di andare.
Prendo il pile, esco e, con passo svelto, cerco di arrivare il prima possibile al portone. Ormai è ottobre e il piacevole fresco dell'estate ha lasciato spazio a un fresco più intenso, non fastidioso, ma sicuramente più pungente.
Un giro di chiave
Il silenzio che mi accoglie entrando mi stupisce sempre.
È come se fosse ancora tutto dormiente.
Poi, a mano a mano, la sala prende vita.
Accendo le luci. È il primo passo.
Bancone e poi lampadario.
Mi avvicino alla cucina, mi affaccio, saluto.
Mille profumi mi avvolgono.
Tra tutti riconosco quello delle brioches appena sfornate. Sarà anche la fame.
Un clic e la macchinetta del caffè è accesa (così, quando finisco di sistemare tutto, è pronta per un bel caffè caldo).
E non è finita.
Tasto verde e i faretti che illuminano le colonne si accendono uno a uno, quasi animati dal ritmo di una bacchetta magica che li va a cercare.
È il momento dei led: quale colore ci rispecchia oggi? Io metto sempre l'arancione. Non so, mi dà un senso di calore e armonia. Poi è perfetto per questa stagione.
Non c'è tanto da stare a pensare, i tempi sono stretti e, prima di accogliere i primi ospiti, ci sono ancora tante cose da fare.
Il faro dei prodotti e il lampadario alla finestra, la cornice del televisore e il video che, in loop, presenta a tutti chi siamo.
Cosa manca? Ah sì, il led del bancone e quello dello scaffale. Mi sembrava ancora un po' buio.
Ok, ora c'è vita, perché dove prima regnavano buio e silenzio, ora ci sono luce e calore.
Sistemo i dolci.
Mi trattengo perché vorrei mangiarne un pezzetto di ciascuno, ma mi sono promessa di finire tutto prima di concedermi un piccolo premio.
Torta del Pellegrino, Sabbiosa, Bertolina, mele e cannella, banana e cannella, castagnaccio. E ancora: biscotti, cannoli siciliani, scorze d'arancia.
I gelati sono in ordine.
Faccio il mio solito giro di routine.
Apro le portefinestre che danno sul cortile e, di nuovo, vengo piacevolmente sfiorata da quel frescolino che si diffonde tra le mura.
Forse c'è una lavatrice da stendere e degli stracci da ritirare. Sì, è così. Che profumo le tovaglie appena lavate! E poi sono così morbide!
Prendo la cesta e proseguo. Attraverso il salone. Oggi non ci sono attività particolari al mattino, quindi è giusto che ci siano già i tavoli predisposti per il pranzo.
Proseguo.
Arrivo nel corridoio che separa l'ampio spazio multiforme dal laboratorio. Un piccolo spazietto di pochi metri quadrati che racchiude il senso della nostra quotidianità.
È il nostro angolo.
Così lontano dagli ingressi, ma così vicino alle persone; frenetico e di passaggio, ma allo stesso tempo il luogo dove la storia delle nostre giornate si sedimenta, si accumula e rimane lì.
Se proprio voglio godermela, metto la musica e canticchio mentre tiro su i panni e stendo; altrimenti cerco di fare più in fretta possibile, stando attenta a non lasciare troppe pieghe.
Mi affaccio in laboratorio. Tutto a posto.
Arrivo al secondo ingresso.
È arrivato il momento di spalancare il portone.
Il corridoio si illumina.
Siamo svegli e aperti a chi vorrà anche solo incrociare il suo sorriso con il nostro.
Tornando, passo dal cortile per vedere se i tavoli sono sistemati correttamente, metto i numeri così sappiamo come orientarci e rientro.
È finito il mio viaggio mattutino.
Un giro di pomello e mi affaccio sulla piazza.
Un respiro.
Sono contenta.
È tutto pronto.
Rientro, guardo la sala.
Sì, sono soddisfatta. Un caffè al volo e si comincia.
Che poi, la verità è che non importa quante volte farai apertura.
Ci sono gesti che si ripetono, mattine che sembrano tutte uguali, cose che fai quasi senza pensarci, perché ormai sai già come vanno.
Eppure, la cosa bella è riuscire a trovare, ogni giorno, un dettaglio, un momento, uno spazio diverso. Qualcosa che interrompa quella ripetitività, anche solo per un istante, e ti faccia iniziare la giornata in modo nuovo.
Perché forse la routine è proprio questo: imparare a convivere con ciò che si ripete, senza smettere di accorgersi di ciò che cambia, grati alla vita perché anche oggi, possiamo aprire quella porta.
